Vacanze creative

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L’account si presenta alla biglietteria della spiaggia alle 7.31. Perché il tempo è denaro.
Scorre il listino prezzi: a ogni riga cambia colore. Si schiarisce la voce. Bisogna intervenire.
“Scusi ma… lettino e sdraio 28 euro al giorno? Come li fate, qui, i preventivi?” Bisticcia con il cassiere. Poi si ricorda di essere in vacanza, e a malincuore cede. Furioso raggiunge il suo posto. Scopre con orrore l’ombrellone ancora chiuso. Tra sé: “Guarda questi. Tagliano sul team, spingono sul budget. Che gente cheap”. Giro rovente di chiamate: finalmente arriva il bagnino. Lo studia, lo squadra. In fondo lo disprezza. Quando se ne va, mormora un “era ora”. Adesso relax. No. Squilla il telefono: è un cliente. È il cliente. Chiede di incontrarsi per l’ennesimo debrief. Lui deglutisce e risponde: “Non sono in ufficio, ma possiamo incrociare le agende”. Invece incrocia gli occhi. Sbraita al bagnino: “Mi chiude l’ombrellone? Devo chiudere un progetto!”

Il grafico arriva a mezzogiorno. C’era una locandina da finire, e un dubbio da chiarire nella scelta del boxer: meglio una quadricromia con un cian al 100% o un tocco di magenta al 10%? Meglio magenta. Appena arrivato viene colpito da quello che per tutti è un logo, per lui uno sgorbio: una sirena scontornata male su uno scoglio vettoriale. “Io quelle cose non le faccio”, dice tra sé. Si ricrede e gli esce un sorriso amaro: quelle cose le fa eccome.
Sogna una spiaggia in bianco e nero, perché i colori gli ricordano l’ufficio. Ma tant’è. Lettino e sdraio costavano troppo, e poi quel tipo che litigava alla cassa aveva un’aria familiare. “Oddio, sembrava il nostro account”. Via! Scappa sulla riva, asciugamano in terra, a guardare il mare. Che brutto azzurro, neanche una sfumatura di verde. Per qualche ora riesce a a dimenticarsi della locandina. Quando il sole tramonta, bello rosolato, si avvia verso un nuovo aperitivo. Ma un pensiero lo trafigge: “Avrò fatto partire il render?”

Creativo in vacanza

La social media manager raggiunge il suo ombrellone (lo aveva prenotato il giorno prima su un’app) e per poco non ci sbatte contro: colpa di un Pikachu che spuntava sulla sabbia, catturato con Pokemon GO. Con una mano si cosparge di crema solare, mentre con l’altra risponde a un messaggio nel gruppo Whatsapp delle colleghe social: “Un po’ di vacanza, arrivederci smartphone”. Si distende sul lettino, chiude gli occhi e si lancia in un bagno di sole. Dura poco. La tentazione di un selfie è troppo forte. No. Almeno oggi, no. Spegne il cellulare e lo mette in borsa. Va verso il mare, si tuffa. Pensa: “Che bella giornata. Peccato non avere qualcuno con cui condividerla”. Pausa. “Ho detto condividerla?” E fugge via, più veloce di un tweet, a condividere tutto il condivisibile.

Il copy non arriva. C’è un amico che lo aspetta, ma lui non c’è. Si è perso tra la seconda stagione di Daredevil e la sesta pagina di un libro di Claudio Magris sul concetto di libertà, su cui è incartato da settimane. Quando si degna di uscire sono le cinque passate. Si trascina verso la spiaggia, bianco come un lenzuolo, con le parole crociate sotto braccio. Legge “Bagni Andromeda” e ha un brivido: “Se volevano citare i cavalieri dello zodiaco, tanto valeva il nome Pegaso. Più compatto e memorabile. Andromeda sembra un prodotto per la prostata”.  Pensa che ti pensa, raggiunge l’ombrellone. Non c’è traccia dell’amico. Se ne è dimenticato, a furia di rimuginare su una vecchia sceneggiatura stravolta dal cliente. Sulla sdraio trova un suo biglietto: “Ho conosciuto due tipe. Se mi avvisavi a quest’ora c’eri anche tu”. Deluso, sconsolato, con il foglio ancora in mano dice: “Idiota. Si dice: se mi avessi avvisato”.