#WAIT…

Se gergo trovo
#wait

Ogni giorno un grafico si sveglia e sa che dovrà correre più veloce

  • della scheda video
  • della memoria (la RAM non basta mai)
  • del sistema operativo
  • del destino (infame).

Almeno una volta nella vita – se va di lusso – grafici, videomaker e montatori di ogni sorta si imbattono in quella sensazione d’ipnosi di quando la clessidra, il cerchietto o i puntini di sospensione iniziano a girare lenti e implacabili sotto i loro occhi stanchi, sfiniti dall’attesa ancora prima di attendere.

Salvare, processare, caricare, renderizzare. Salvare, processare, caricare, renderizzare…
È il mantra di una battaglia fatta di partenze brusche e strappi improvvisi, nella speranza che il progetto – come un Ulisse in formato .psd – approdi sano e salvo alla sua Itaca.

Non c’è un modo solo di affrontare questa piaga quotidiana. Parlando con chi fa questo mestiere da anni, si scopre uno spaccato molto vario.

  • Epicuro: sa sempre come sfruttare il lato piacevole delle attese. Si beve un caffè, chatta su Facebook, fuma, gironzola sornione. Quando il computer riparte non se ne accorge, perché sta finendo l’ultima puntata di Fargo.
  • Simon del deserto: sa già che dovrà aspettare. Si barrica in casa o in ufficio con tutti gli oggetti di prima necessità e osserva impassibile lo scorrere di eventi e processi, procrastinando la già lenta agonia come il più estremo degli eremiti. Quando ha finito sbircia fuori dalla finestra e sgrana gli occhi allibito. Il deserto gli sembrava la città.
  • McGiver: una soluzione la deve trovare, sempre e comunque. Abbonato premium dell’opzione “uscita forzata”, tenta ogni espediente per accelerare, recuperare, anche a costo di ricominciare. Quando ha finito, beh, è tutto merito suo.
  • Bud Spencer: prende letteralmente a manate tastiera e schermo. Categoria in via d’estinzione, perché il computer costa un attimo di più di uno esaurimento nervoso.
  • Freud: parla direttamente con lo schermo, perché, cito a memoria, “l’hardware lo puoi prendere a calci. Il software no, devi lavorare di psicologia”. E allora prima lo incoraggia, poi lo ammonisce, infine lo insulta, inventandosi ogni volta nuovi epiteti. E quando il programma si sblocca, si abbandona appagato alla Chaise longue… ehm, alla sedia.
  • Dea Kalì: computer fermo? Lui non si ferma mai. Gli spuntano arti da tutte le parti: con uno cancella gli spam dalle mail, con l’altro ripulisce il desktop, con l’altro ancora svuota il cestino e salva pdf. Multitasking all’ennesima potenza: tutto a portata di mani.

snailPoi non c’è da meravigliarsi se esistono le Render Farm, che acquisiscono materiale grafico pesantissimo e lo renderizzano, fotogramma per fotogramma, risparmiando ore (ma che dico ore?), giornisettimane di attesa alla Pixar e ad altri colossi.

Mica a Epicuro, McGiver, Bud Spencer, Freud… (waiting).

Post banner Photo credit: `Olivier Jules` via Visual hunt / CC BY-NC-SA