Content is gif

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Content is gif

Quanta attenzione dedichiamo a un video sul web, prima di passare al successivo?
In media, 5 secondi. Se il contenuto non ci soddisfa nel tempo di uno starnuto, andiamo oltre. È un’implacabile regola non scritta, alla base di un processo di semplificazione e accelerazione tecnologica. Lo stesso che ha dato i natali a Twitter e al suo microblogging da 140 caratteri, a Vine e ai suoi 6 secondi di “tolleranza” video. Siamo maniaci della sintesi o solo troppo distratti?

Nel dubbio, sono tornate le gif.  Le abbiamo rispolverate dalla cantina degli anni Novanta, quando servivano per lo più da “tappezzeria” ai siti. Quando Netscape Navigator era il nonno di tutti i browser. Oggi le gif sfornano numeri pazzeschi: 23 milioni al giorno solo nell’habitat naturale di Tumblr. Senza considerare il boom su Facebook, che le ha introdotte la scorsa estate e ne ha fatto, più che contenuti virali, vere e proprie pandemie. Un esempio? Quella che abbiamo visto, commentato e condiviso tutti.

John Travolta GIF

Ognuno di noi ha usato liberamente questo estratto da Pulp Fiction, trasformandolo in un meme irresistibile adatto a dire qualsiasi cosa, come un vestito per tutte le stagioni. Perché è faciledivertente e segue una corrente. Un trend topic, per chi è solito twittare.

Il segreto della gif è che dice tanto con poco. Mica poco, per chi fa comunicazione nell’era della brevitas. I grandi brand si sono accorti del suo potenziale, e ne hanno fatto uno strumento in più per fare advertising risparmiando e lanciando messaggi veloci, duri da skippare. Una “pillola video” che non impegna, come da copione social.

E allora, come ti vendo il prodotto con una gif? Magari così.

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Oppure con uno stile più catchy, cavalcando il trend del Real Time Marketing:

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Comunque le si vogliano vedere e utilizzare, le gif animate sono un fenomeno calato alla perfezione nei nostri tempi. Nate come un intermezzo tra la foto e il video, oggi hanno trovato nei social il loro canale di sfogo: funzionano da sole, come espressione ironica di uno stato d’animo (vedi il caso John Travolta), o da corredo a una campagna più strutturata, crossmediale. Forse, nella loro essenzialità, testimoniano un ritorno al chiaro e conciso, a un contenuto semplicediretto, contraltare di una forma di comunicazione di maggior respiro e altrettanto diffusa: lo storytelling.

Se poi riesci a raccontare una storia con una gif, beh, allora hai fatto bingo.