Quello che non t’aspetti

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Ognuno di noi ha un momento in cui non sa che cosa dire. Perché semplicemente non trova le parole.

Spesso coincide con l’interruzione di un’aspettativa. Seguiamo un filo logico che alla fine viene cambiato, invertito, se non stravolto.
Facile immaginare come questa soluzione sia diventata una strategia pubblicitaria: un meccanismo che trova la sua ragion d’essere nel video, il sale della comunicazione dinamica.

Ci sono video che giocano proprio con le aspettative: ci prendono per mano dal primo frame al penultimo. Poi all’ultimo invertono la rotta lasciandoci in balia della sorpresa.

Un esempio è questo spot della Guinness. Dal primo istante ci accompagna in una situazione chiara e coinvolgente, e ci racconta in modo semplice il valore del gioco di squadra, più forte di ogni ostacolo.
Il messaggio basterebbe da solo. Ma poi qualcosa cambia e si arricchisce di un nuovo, profondo significato che apre alla capacità di immedesimarsi, di entrare in contatto, di mettersi nei panni dell’altro.

Tutt’altro tono e stile per questo spot, che si sviluppa all’interno di uno dei più classici registri horror: il tema della possessione demoniaca. Evidente il riferimento a L’Esorcista di William Friedkin.
Per oltre un minuto, il video è spaventoso. Ma in una manciata di secondi finali, diventa qualcosa di irresistibilmente comico che toglie il fiato. E le parole.

L’inaspettato prende varie forme: a volte, la situazione viene spinta al paradosso anche per trasmettere un messaggio di grande umanità. Come in questo caso.
Altrove, è una specie di gioco che spiazza perché mette alla prova la nostra attenzione, come nella campagna Test your awareness. Qui la sorpresa è addirittura nel backstage.

Altrove a stupirci è una semplice headline, piazzata al punto giusto, alla fine del racconto.

Quando si tratta di narrare l’inatteso, cinema e pubblicità seguono le stesse regole. Parola di Sir Alfred Hitchcock:

“Bisogna informare il pubblico ogni volta che è possibile, tranne quando la sorpresa è un twist, cioè quando una conclusione imprevista costituisce il sale dell’aneddoto”.