# P O S I T I O N I N G

Se gergo trovo

Ma noi, alla fine, a chi vendiamo?

Non esiste azienda che non si sia fatta questa domanda. Se non se l’è fatta, forse adesso sta provando a vendere bistecche di Chianina a una fiera vegana.

Se non conosci il tuo destinatario sei fuori, come dice Briatore. Uno che sa il target suo.

Studiare e capire i clienti potenziali è importante per orientare di conseguenza produzione e comunicazione: prima di tutto bisogna fare una scelta.

Ovvero, posizionarsi.

Si chiama Brand Positioning la posizione distintiva che un marchio adotta nei confronti dei suoi concorrenti, per far sì che il suo target di mercato distingua il proprio brand dagli altri.

Quasi sempre è un lavoro lungo e non privo di insidie: non basta conoscere il mercato come il Padre Nostro. Bisogna cogliere un bisogno profondo e in caso costruirlo, per catturare una fetta di pubblico, la più larga (e precisa) possibile. Non è facile, in un mondo sempre più globale e glocale.

Di certo non spetta all’agenzia il compito di posizionare l’azienda. Anche se, vuoi un po’ di confusione, vuoi un attimo di distrazione, a volte ci si trova sbalzati dal piano della comunicazione a quello del marketing. Come se la creatività dovesse andare a braccetto con la statistica.

Stranezze a parte, il Brand Positioning è uno strumento che anche l’agenzia deve avere sempre in mente per poter sviluppare una strategia coerente con la missione aziendale.

A meno che non si voglia costringere un vegetariano a essere carnivoro. O viceversa.