L’illusione ottima

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A volte il caldo dà alla testa. Ciò che credi di vedere, in realtà non è. Quelle strisce sull’asfalto mentre guidi in pieno sole non sembrano pozzanghere? No. Sono soltanto un’illusione.

Giocare con le illusioni è una delle tante forme di espressione dell’arte (pensiamo solo al mondo di Escher e Dalì), della letteratura (Alice, Flatlandia, i racconti di Borges), della psicologia (la Gestalt). Il cinema stesso è una grande illusione, e la pubblicità, che con il cinema ha molto da spartire, subisce lo stesso fascino per il doppio, l’ambiguo, il distorto. Vivere l’esperienza di un’illusione è come entrare in un labirinto. Ti rimane addosso un senso di inquietudine e sorpresa, che tu riesca o no a uscire da quei maledetti corridoi.

Nel 2013 Honda esce con questo spot. La tecnica è antica ma sempre valida: il trompe-l’oeil (dal francese, “inganna l’occhio“). Sei convinto di guardare oggetti tridimensionali che in realtà sono a due dimensioni. Quando capisci il trucco (bisogna essere molto bravi e molto cauti nel mostrarlo) la soddisfazione è massima.

Sorte analoga per questo video delle scarpe Vans, che appiattisce la prospettiva mostrandoci uno spazio diverso da quello che immaginiamo. La stessa idea è stata ripresa da Samsung per il lancio delle stampanti hi-tech.

Attenzione, però. L’illusione non è solo gioco fine a se stesso: a seconda del messaggio e del trattamento può colpire la sensibilità, se non addirittura sconvolgere. Come in questo caso.

Stupire su carta è più difficile, ma c’è chi è riuscito nell’impresa, spesso prendendo spunto da trucchi già esistenti. Per lo snack Oreo i creativi si sono ispirati a una delle più celebri griglie illusorie, per spingere il nostro occhio a cercare sia i pallini bianchi (che rappresentano il gusto vaniglia) sia quelli marroni (gusto cioccolato). La rivista francese Le Point è ricorsa invece all’effetto distanza: il messaggio si legge solo allontanandosi dall’immagine.

La campagna stampa di quest’anno per il Museo di Architettura di Parigi piacerà a Christopher Nolan, il regista che ha definitivamente “sdoganato” l’illusione ottica al cinema: quello che vediamo è uno scorcio di palazzi visti dal basso o proprio un cinema?

E-Trade Australia, azienda di trading online, “scippa” uno dei leitmotiv del genio olandese di Escher: la metamorfosi di una forma in un’altra, che poi torna se stessa, che poi ridiventa l’altra, in una spirale potenzialmente infinita.

Chiudiamo con una punta di sensualità con Jane Pain, brand argentino di lingerie. Voi qui cosa ci vedete? Quello che sognereste di vedere?

Poveri illusi.