Grazie per la cioccolata

milk

C’è una semplice regola matematica: aumentano gli anni, diminuiscono le uova di cioccolato.

Per i bambini è un’altra storia. E la pubblicità lo sa.

Anche quest’anno è stata una Pasqua ricca di proposte gustose. Protagonista è sempre lui, il cioccolato, un’esca troppo ghiotta per non essere lanciata.

Trattamento “luxury” per Ferrero, che da sempre tratta i propri cioccolatini come gemme preziose: lo spot 2015 del Grand Ferrero Rochet  è una cascata di granella, con tanto di colata lavica a formare una deliziosa cupola di dolcezza. Per i bimbi è una pacchia. Per i grandi, un’altra scusa per posticipare la dieta al lunedì. Quello dopo Pasquetta.

Ma se a Pasqua dici Kinder, dici uovo. Quest’anno i creativi hanno rispolverato la caccia al tesoro, invitando i genitori a “nascondere” i prodotti e a consegnare ai figli un indizio alla volta. Così, tanto per consolarsi del fatto che le uova, alla fine, le mangeranno loro.

Lindt risponde cavalcando il tormentone dei “maestri cioccolatai“: solito trattamento da acquolina in bocca, con una bambina smaniosa di recuperare tutti i suoi conigli d’oro. Che per l’occasione si animano e si lasciano accarezzare.

La campagne storiche sul cioccolato si perdono un po’ nei cliché della “scioglievolezza“, dei dettagli patinati e sbrodoloni sul liquido che cola, le nocciole che si tuffano, le cialde che danzano e le praline che spintonano per ricoprire. Ma questo spot del 2007 di Cadbury, con il gorilla batterista, resta nella memoria. Come la marmotta “operaia” della Milka, abilissima nel confezionamento.

Guai invece a mostrare ai più piccoli lo spot pasquale di Love Magazine: ritrae un’incontenibile Kate Upton in formato “coniglietta sexy”, alle prese con moine e ovetti.

Buona visione. Ma se poi vi gira la testa, non date la colpa alla cioccolata.