Spot che fanno orrore

milk

Chi ha detto che la pubblicità debba per forza rispecchiare la bellezza? Dove è scritto che si colpisce solo con l’estetica? L’orrore non è degno di essere raccontato almeno quanto lo splendore?

Come ricorda Umberto Eco in Storia della bruttezza, da sempre l’arte guarda con interesse all’altra faccia del bello. L’inquietante è dietro l’angolo, fa parte di noi, delle nostre paure quotidiane, oltre a essere una fonte primaria d’ispirazione. Dalla letteratura al cinema horror, dai videogame alla musica, il lato oscuro della luna non ha mai smesso di affascinare i più grandi creatori dell’immaginario.

Il mondo dell’advertising non è rimasto a guardare.

Gli anni Novanta sono stati un punto di svolta, una fase in cui i soggetti pubblicitari “appaiono nella veste di personaggi negativi, cioè di demoni e di orribili mostri paragonabili a quelli che dominavano in molte cattedrali durante il Medio Evo” (V. Codeluppi, Iperpubblicità, FrancoAngeli, 2000).

Come in questo pezzo di storia della Nike, dove le star del calcio mondiale (Ronaldo, Figo, Cantona, Maldini e altri) si sfidano in un duello all’ultimo assist sotto lo sguardo gelido e crudele del Demonio. In quegli anni in Italia si è visto sul piccolo schermo anche il Conte Dracula. Merito del Crodino.

Il trend si conferma negli anni Duemila, con proposte meno “giocose” e patinate, ma a tinte più fosche.

La decade si apre con “Judderman”, pubblicità del drink Metz: un capolavoro del terrore inconscio che unisce l’onirismo di George Méliès alle atmosfere dark di Nightmare Before Christmas. Provate a seguite l’elfo malvagio senza tapparvi gli occhi.

Nel 2005, per comunicare il lancio della RS4, Audi ha scelto il trattamento più inquietante, imprigionando il nuovo modello nella tela di un ragno mostruoso. L’anno dopo la Sony, per presentare la nuova Play Station 3, ha tolto il sonno a molti ragazzi.

Passano gli anni ma non i brividi, anche grazie allo spot di Alton Towers, il parco di divertimenti inglese che per invitare all’attrazione 13 (nome che più funesto non si può) ha deciso di terrorizzarci. Non scherza nemmeno il brand inglese della telefonia Phone 4u, a cui piace alzare la tensione fino a livelli di guardia. Guardate questo spot. E questo.

Ok. Fanno impressione.

Tranquillizziamoci un po’ con il più “morbido” filone UFO: per esprimere tutta la velocità e il controllo del modello AMG, Mercedes ha giocato con le classiche astronavi marziane; Samsung, invece, ha chiamato a raccolta Messi e Cristiano Ronaldo per salvare il mondo da una minaccia aliena: in questo caso, si è trattato di un vero e proprio Storytelling a tema “Football will save the planet“.

In tempi recenti, l’uso della suspense si è spesso accompagnato alle tematiche sociali. Tra le campagne più efficaci c’è questa, che racconta il modo in cui i bambini guardano i grandi quando esagerano con l’alcol. Non servono commenti.

Non c’è niente da fare. Il Babau ha non perde mai il suo appeal. Non è un caso se qualcuno ha “osato” riproporre i mostri più famosi del cinema come se fossero oggetti Ikea da montare. Puro genio.

Giusto per non essere autoreferenziali, chiudiamo con Milk. Questa volta non uno spot, ma una campagna stampa per la nuova linea ProCane e ProGatto Giuntini. “Teneri nell’aspetto, spaventosi nell’alito” è l’adv che mostra un’ombra minacciosa stagliarsi alle spalle dei nostri migliori amici. Non volevamo fare paura. Solo condire la comunicazione con un pizzico di humour nero.

Buh!