# R U B A M A T I C

Se gergo trovo

Chiariamoci subito: nessuno ha rubato niente. Né preziosi, né idee. Che, per noi, sono preziose quanto gli ori di famiglia.

Per capire che cos’è un “rubamatic“, dobbiamo prima parlare di “animatic“. Tanto per confondere le idee. Preziose e non.

Stando al Glossario della comunicazione, l’animatic è una “registrazione su supporto magnetico di un film composto da frame (inquadratura), animati e non, realizzato per presentare al cliente l’idea di uno spot TV“.

In sostanza, è quello che noi vorremmo che il cliente voglia. Un gioco di volere, più che di potere. Spesso, però, il cliente vuole di più, perché il suo mestiere non è immaginare, ma riconoscere. All’immaginazione pensiamo noi.

Per riconoscersi nel sapore di una proposta creativa (e dare così l’assenso alla realizzazione dello spot), di solito il cliente si aspetta immagini che già conosce: riferimenti visivi noti che servano da punto di partenza per qualcosa di nuovo.

Ecco perché il “rubamatic“: un animatic fatto di spezzoni di video già esistenti. Una specie di Blob a tema. In fondo, uno stratagemma che accompagna il cliente passo passo, preparandolo, rassicurandolo. Dicendogli: stai tranquillo, non vogliamo costruire un’astronave aliena che plana su un deserto sotto un cielo rosso fuoco con due lune che si riflettono tra loro. Rifletti. Quello che ti stiamo per dare è un video emozionante. Guarda questi altri video emozionanti e dicci se non è così.

Non sia mai che sottovalutiamo l’acume del cliente. Il problema è che quando si tratta di “immaginare qualcosa” (e quel qualcosa è una campagna spot istituzionale o di prodotto. Non proprio il classico “bruscolino“) ci si muove quasi sempre tra le sabbie mobili.

Meglio “rubare” qualche granello, allora.