# M O O D B O A R D

Se gergo trovo

Oggi che “mood” hai?

Noi buono, grazie. Peccato che in pubblicità il “mood” non sia un semplice stato d’animo.

Con il cliente si parla spesso di “mood”. Il “mood” è il tono, il carattere, il sapore che si vuole dare alla comunicazione. Perché non dirlo in italiano? Perché altrimenti questo blog non avrebbe senso.

La differenza tra lo “stato d’animo” è il “mood” è che il primo ti si legge negli occhi, il secondo lo leggi sempre su carta. Ed è qui che  aggiungiamo il termine “board” (dall’inglese: “tavola“). Il “moodboard” è una tavola illustrata, un collage che può contenere testo, immagini e oggetti disposti secondo la scelta del creatore. Basta che rispetti le richieste dell’azienda.

A differenza dello storyboard, più definito e contestuale, il moodboard mostra il taglio che vogliamo dare a un soggetto o a una sceneggiatura. Un esempio: il protagonista della nostra storia è un commissario di polizia (ogni riferimento a spot realizzati da Milk adv è puramente voluto). Normale che l’azienda voglia decidere che faccia ha, quanti anni ha, come è vestito, prima di dare il via libera alle riprese.

E allora noi gli presentiamo una tavola con tanti possibili commissari: lo volete più  in stile Maigret o  in salsa italica, alla Montalbano? Tutto è possibile. E se per sfiga (ma non è stato certo il nostro caso) l’attore recita da cani, la proposta cadrà inevitabilmente sul commissario Rex.