ZOOLogo

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Se l’uomo è un animale razionale, l’animale cos’è? Un predatore, una preda, un compagno di viaggio, un amico, a volte un nemico; troppo spesso una vittima, ma anche una risorsa, un patrimonio. E un logo.

Pescare suggerimenti, riferimenti, significanti dal regno animale è più forte di noi. Quel “noi” parla soprattutto ai creativi, nessuno escluso. Dalla Disney alla Foxy.

Il fatto è che gli animali, a loro insaputa, incarnano uno spirito, una tendenza, un valore, a seconda del messaggio: se fai la parte del leone, se hai la velocità del ghepardo, l’occhio del falco, la calma del bradipo o il fiuto del segugio. Tra tutti, la povera oca si è dovuta “accontentare” di un gioco.

Nella giungla della pubblicità non basta “accaparrarsi” un animale. È necessario detenerne l’esclusiva. Non solo dal punto di vista legale del copyright: bisogna integrare il soggetto al marchio, in modo che chiunque identifichi l’azienda solo e soltanto insieme al suo “rappresentante bestiale“.

Per questo, quando pensi a Lacoste, pensi al coccodrillo. In questo caso, la vicenda nasce dal soprannome dello stilista e tennista René Lacoste. Lo chiamavano “il coccodrillo” per la sua forza e la sua tenacia sul green. Oggi, Lacoste è un brand noto nel mondo anche per il suo simbolo inconfondibile. Elemento che, su ogni polo e t-shirt, sta all’altezza del cuore.

Discorso simile per il Cavallino Rampante della Ferrari, vero status dei loghi di foggia animalesca. Nel 1923 Enzo Ferrari conobbe il Conte e la Contessa Baccara, genitori dell’asso dell’aviazione Francesco Baccara. Fu proprio la Contessa Paolina a suggerire al papà della Rossa di usare come emblema della Casa il cavallino dipinto sulla carlinga del caccia del figlio. Proposta accettata. Il resto è storia. E che storia.

Spesso gli animali caratterizzano il logotipo proprio perché ispirano il nome del marchio: è il caso del giaguaro della Jaguar e del puma di Puma (che, tra l’altro, sono ritratti in posizioni molto simili); la lista è lunga, e va dal Toro Rosso di RedBull alla già citata volpe Foxy: un tratto memorabile. Non solo sulla carta.

Da non trascurare le variazioni sul tema, quei loghi di animali reinterpretati da una veste grafica originale, come il leone Peugeot, il gattino di Hello Kitty e, sul fronte web, il mulo di eMule e un’altra volpe: quella di FireFox.

Per la categoria “grandi esclusi” ci sono gli animali-simbolo di storiche campagne che, nonostante il successo, non si sono “meritati” un posto di diritto nel logo: parliamo dell’orso polare Coca-Cola, del pinguino Vodafone, del cane Labrador Scottex (diffidate dalle imitazioni, VIDEO) e dell’intramontabile Pippo, l’ippopotamo della Lines creato da Santo Alligo da un’idea del grande Armando Testa.

E poi c’è lui. Un simbolo tout court: quello che, in pochi tratti, ti disarma e ti fa sentire subito ecologistaanimalista.

Quando guardi il panda del WWF, osservi la bellezza che rischia l’estinzione. Ecco. Estinguersi è proprio ciò che non dovrebbe mai succedere. Né ai loghi. Né a chi li rappresenta.