Esagera. Con moderazione

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La narrazione non conosce rette vie. Solo crocevia. Strade che si biforcano, sentieri che portano a territori strabilianti e sconvolgenti, bizzarri ed emozionanti. Ci sono modi di fare comunicazione fuori dal comune, non ortodossi. Maleducati. Uno di questi è l’esagerazione.

Non esagerare. Quante volte ce lo sentiamo dire: sul lavoro, all’interno delle relazioni sociali, nella vita privata. In pubblicità il monito non vale. Esagerare si può. Basta farlo bene. Come, è a discrezione del talento.

Una compagnia di autobus danese ha appena lanciato uno spot costruito su un’esagerazione: protagonista è un ragazzo comune, un passeggero, presentato però in modo unico, iperbolico, come una specie di supereroe. L’esperienza del viaggio si traduce così in situazioni al limite del possibile: c’è perfino un uomo che decide di dar fuoco alla propria vettura pur di salire a bordo del bus. Il risultato convince perché esagera, divertendo.

Restando in tema di automezzi non possiamo non citare The Epic Split, lo spot Volvo del 2013: qui si esagera in tutto, dalla performance iper-virale di Jean-Claude Van Damme (la famosa “spaccata volante” non solo è dal vivo, ma è stata girata con un ciak unico) alla pioggia di like, condivisioni e premi. Che dire. “The Muscles of Brussels” trasforma in possibile l’impossibile. Esagerazione tranchant.

Il Super Bowl è il palco su cui vanno in scena il massimo e il minimo della creatività: genio e facezia, estetica e orrore, eleganza e sciatteria. L’esagerazione fa da padrona anche quest’anno, con proposte che rasentano il proverbiale “oh my God” in salsa USA.

Testimonial “esagerati” per Snickers, che inserisce in un contesto familiare anni Cinquanta Danny “Machete” Trejo e Steve Buscemi. Come recita lo slogan, “quando hai fame non sai davvero tu“. Giù il cappello.

(Da vedere la versione con Mister Bean nei panni di un ninja imbranato: un capolavoro trash).

Quelli della birra Budweiser fanno la gioia dei nerd con “Real Life PacMan”, portando l’icona dei videogame in un contesto reale e interattivo. Su base dance. Più “geek” di così si muore. Extra-ordinario.

Rovinosa caduta di stile, invece, per Carl’s Junior, il fast-food che esagera (letteralmente) con le allusioni erotiche, mostrando una modella maggiorata che gira nuda per il mercato, scatenando la libido dei commercianti. Le curve mozzafiato della bionda sono richiamate dalla forma di ortaggi e frutta. Beh. Sostituire il seno con i meloni non è esagerato: è troppo.

Cambiando lidi troviamo uno spot che sembra uscito dal set di Fast and Furious: motori superveloci e supercostosi lanciati sulla pista più esclusiva del mondo. Niente Vin Diesel: è “solo” la pubblicità della polizia di Dubai.

Lì, si sa, si fanno le cose in grande.

Per chiudere, uno spot che non è un vero spot ma ne racchiude volutamente tutti i cliché. “This is a generic brand video” è un piccolo gioiello di provocazione, ideato dalla copywriter Kendra Eash per mettere a nudo la retorica testuale (e visiva) che bombarda ogni giorno i palinsesti. Una sorta di grande collage di stereotipi che denuncia proprio la loro vuotezza: così, “prima pensiamo a parole vaghe che sono sinonimo di progresso, poi le mostriamo con riprese di un treno ad alta velocità“. Oppure: “Vedi come questo ragazzo in un laboratorio tiene un bicchiere in mano? Significa che noi facciamo ricerca“. Puntualmente, “arriva la foto del DNA“.

Quando preferiamo il cliché al concetto, esageriamo sempre.

Aumentando il rischio di finire fuori strada.