# A B O V E / B E L O W T H E L I N E

Se gergo trovo

Il mondo si divide in chi sta sotto e chi sopra. Malizie a parte, è un fatto: c’è chi si espone e chi rinuncia, chi sale in cattedra e chi si rintana. Il nostro mondo, quello della pubblicità, è tutto un saliscendi: a volte osi, a volte esegui. Un giorno sei up, l’altro down. Un giorno above, un giorno below. Il bello è cavalcare l’onda.

Sulla linea immaginaria della comunicazione, il “sotto” e il “sopra” hanno non poche sfumature. Un po’ come l’orizzonte, dove ci sono un cielo e un mare. Tanto per semplificare.

Il cielo, l’“above”, è composto dai cosiddetti canali tradizionali: quarto e quinto potere. Più il potere della radio, che non scherza mica. Quando una campagna pubblicitaria passa per tv, giornali e radio, insomma, è “above the line”. Sopra la linea.

E poi c’è il mare. Quello che sta “below”.

Un mare di nuovi canali, nuovi veicoli, nuove opportunità, forme di guerriglia che passano dal web e sfociano in depliant, brochure, flyers, packaging… Scusa, non c’è una sola parola in italiano. Abbi pazienza. È un mare magnum. Perfino il latino, ti sfoggio.

Oggi hai capito che l’advertising… pardon, la pubblicità, ha questo andamento: va un po’ su e un po’ giù. Ora andiamo, abbiamo una conference call. Torniamo presto. Tu, intanto, stai in riga.