Month: dicembre 2014

Calendari ad arte

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Intimo rosso? Spumante? Trenino? Pronti per Capodanno?

In attesa del countdown, Milk vi delizia con una selezione dei calendari più creativi per il 2015. Niente nudo, ma che importa? Vi rifarete gli occhi.

Sorsi creativi

Dopo “Worldwide Celebrations”, il calendario 2014 che ci ha fatto scoprire i luoghi del mondo in 12 tappe, Campari celebra la storia dei suoi 12 “cocktail mitologici” con “Mythology Mixology”, con protagonista la bellissima Eva Green: onirico, iconico e seducente come la sua testimonial, quest’opera è un tuffo nel passato che “mixa” le ricette più antiche (come il Negroni) ai successi di oggi. Per un 2015 da bere.

365 giorni di flessibilità

Si chiama Julia Guenthel, in arte Zlata. E’ una contorsionista russa, nominata “donna più flessibile” del mondo. I 12 scatti del suo calendario 2015 sono un saggio di perfezione, nell’eleganza del colore (l’oro) e nella bellezza della forma. Vedere per credere.

Per un anno tridimensionale

Perché accontentarsi di due dimensioni, quando se ne possono avere tre? Per un 2015 che più “solido” non si può, ecco un sorprendente calendario 3D direttamente dal blog creativo “A piece of rainbow”. Chi di voi si immaginava un nuovo anno a forma di dodecaedro?

Il 2015 in 15 idee

Calendari in ceramica, calendari che si disfano giorno dopo giorno tirando una corda, che fungono da sveglie o “travestiti” da orologio. Il massimo del design da tutto il mondo in 15 idee. Perché essere creativi un giorno, se puoi esserlo tutto l’anno?

 

 

 

 

# B R I E F

Se gergo trovo

Bisogna leggere il brief.

Brief. Ti sembra di aver già sentito questa parola, vero? “Mi dia un etto di roast brief“. No, forse no. Suona male.

Il brief è un vademecum. Intanto sono passato dall’inglese al latino e tu ti stai ancora grattando la testa.

Chiamiamolo con il suo nome, allora. “Riassunto“. Il brief è un documento dove il cliente spiega all’agenzia che cosa vuole comunicare e come. Traccia lo stile, delinea la forma, delimita il target. E a te tocca seguirlo. Per filo e per segno.

Ci sono brief lunghi, corti, interpretabili, disprezzabili, velleitari, incomprensibili. Insomma, un brief per ogni tipo umano. In un certo senso, ne rispecchia vizi e difetti.

Meglio semplici o complessi? Tu per chi briffi?

La prossima volta ti spiego l’headline. Ho i titoli per farlo.

Tu intanto cerca in giro. Che se gerghi, magari trovi.

 

 

Parla come mangi?

Se gergo trovo

Se sei qui, è perché non hai capito niente.

Tranquillo. Non è colpa tua. È colpa nostra.

Non hai capito perché noi pubblicitari, chiusi nella torretta dei creativi, non abbiamo mai imparato a parlare come si mangia.

Mangiamo spaghetti, ma scimmiottiamo gli inglesi.

Perché tutto quello che si dice all’inglese sembra più bello, più buono, più serio? Avete mai assaggiato gli spaghetti cucinati all’americana?

La verità è che non hai capito perché diciamo “brief” invece di “riassunto”, “headline” invece di “titolo”. Non sai perché siamo, all’occorrenza, “above” o “below the line”. Poco importa, se creiamo da Verona, Vicenza o Bressanone.

Se sei stufo di non capirci un’acca, questo spazio fa per te.

Uno spazio dove il gergo della pubblicità ti strizza l’occhio, ammicca un po’, gioca con te. Perché, nel modo più simpatico e smaliziato possibile, vogliamo essere più cool. E non prenderti per il… naso.

Il Natale in tre spot (più uno)

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A Natale siamo tutti più creativi. Perché a Natale ci è concesso sognare.

Quando l’atmosfera della festa si fa immagine, il risultato è un frammento: pochi secondi, qualche minuto, di pura magia.
E’ il caso di una serie di spot che toccano il cuore, nel tempo di un regalo scartato.

Milk ha selezionato le tre migliori pubblicità dedicate al giorno più bello dell’anno, basandosi su un criterio non solo pubblicitario. Soprattutto umano: l’emozione.

Christmas is for sharing

Ambientato il 25 dicembre 1914 sul fronte, durante una tregua dal primo conflitto mondiale, lo spot natalizio della catena di supermercati britannica Sainsbury’s affronta il tema dell’unità oltre il conflitto. Una storia vista con gli occhi dei soldati, divisi solo dai colori di una bandiera. Uniti da un dono che “sbroglia” il filo spinato, abbatte le frontiere e fa deporre le armi. Per arrivare a un abbraccio collettivo.

“Love is here to stay”

Quest’anno nessuno meglio di Apple ha saputo interpretare il valore senza tempo della musica. Per Natale, l’azienda di Cupertino presenta “The Song“, uno spot che canta il legame di una nonna con la nipote attraverso una canzone, “Love is here to stay“, del 1952. La giovane impara a memoria il brano e lo registra, regalando alla nonna una nuova versione cantata da entrambe, insieme, a voci sovrapposte. La prova che anche la tecnologia, se filtrata dall’amore, può dare i brividi.

“When you own something, you care a little more” 

Hai più cura di ciò che ti appartiene. E’ il messaggio natalizio di Waitrose, catena di supermercati inglesi posseduta da parte dei dipendenti. Per la fiera di Natale, una bambina ha il compito di preparare per i suoi compagni di scuola dei biscotti allo zenzero. Ci riuscirà? Questo spot racconta in modo sublime, delicato, la formula: se vuoi, puoi.

Aggiungiamo un pizzico di italianità, citando lo spot del panettone Le Tre Marie: inedito, ironico, intelligente. In tempi di crisi, perfino chi gode di privilegi esclusivi può perdere tutto. Ma senza perdere il gusto di concedersi un ultimo piccolo lusso.